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A febbraio l’inverno imperversava ancora e la bella
stagione sembrava molto lontana ai contadini,
nonostante il desiderio che giungesse presto.
La neve cadeva con abbondanza, infatti per San
Biagio (3 febbraio), uno dei santi della neve, un
proverbio affermava: A San Bièś la nev l’a-gh pièś
(A San Biagio la neve piace).
Febbraio portava però il Carnevale, amato dai grandi
per la possibilità di ballare, di incontrarsi fra
giovanotti e ragazze e di divertirsi in compagnia,
ma soprattutto desiderato dai piccoli, che potevano
mettersi in maschera, giocare e mangiare dolci.
A febbraio, nelle abitazioni c’era ancora
disponibilità di carne di maiale, perché la
pcarìa, cioè la
lavorazione domestica
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della carne suina, comune in tante famiglie
contadine, era avvenuta di recente.
I ragazzi più poveri si recavano nelle case
contadine recitando filastrocche in cambio di
qualche pezzetto di carne di maiale, che infilavano
in un bastoncino portato con sé. Si trattava di
un’usanza chiamata ónżer al sprōk (ungere il
bastoncino), proprio per la sua modalità.
Il carnevale comunque con tutte le sue tradizioni
rappresentava un momento di passaggio fra il buio
dell’inverno e la luce della bella stagione che
tutti intravvedevano nel grigiore di quei giorni.
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Un week-end al mese
Gradara (PU)
Il 14 febbraio è il giorno di
San Valentino, in
cui si festeggiano tutti gli
innamorati. Quale migliore occasione
per un fine settimana romantico,
visto che è sabato?...
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