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Attualità di Claudia Rinaldi

 
VITICOLTURA BIOLOGICA: RAME SI O RAME NO

Molto acceso è il dibattito sull'uso del rame, metallo pesante utilizzato in agricoltura come antifungino, in particolar modo in viticoltura per il controllo della peronospora. Come tutti i metalli pesanti, a dosi elevate nel tempo si accumula e non viene degradato dall'ambiente. Proprio tra le viti il rame viene utilizzato da circa 150 anni, come il famoso “verderame”, la poltiglia bordolese ecc. La commissione europea ha prorogato per tutto il 2018 l’autorizzazione all’utilizzo del solfato di rame anche in agricoltura biologica (il limite di impiego è di 6 kg di rame per ettaro all’anno) mentre in agricoltura biodinamica il suo utilizzo non è consentito sugli ortaggi, ma è ammesso in frutticoltura e viticoltura in caso di necessità, per colture speciali e permanenti, e per piante ornamentali.
L’Unione Europea, però, l’ha inserito nella lista dei prodotti “candidati alla sostituzione”, ipotizzando nel biologico di abbassare il livello a 4 kg per metterlo poi al bando. Il dibattito è acceso poiché chi fa agricoltura convenzionale può contare su altre sostanze, derivanti dalla chimica di sintesi, ma chi produce biologico ha poca se non nessuna scelta. Le ricerche scientifiche sono molto costose, lunghe e ancora non hanno portato a fungicidi alternativi altrettanto efficaci.