Articolo di Claudia Rinaldi.

La Slovenia ha notificato all’Europa la richiesta di poter apporre “aceto balsamico” a qualsiasi aceto di vino con mosto concentrato; l’Italia non ci sta e insorge cercando di tutelare il prodotto made in Italy. La Commissione europea, che avrebbe dovuto esprimersi in questi primi giorni di Marzo 2021, ha prolungato di tre mesi, fino al 3 Giugno 2021, il periodo di status quo per esaminare la questione. Secondo Coldiretti il problema dell’approvazione della richiesta slovena porterebbe ad accrescere il mercato del falso che ogni anno danneggia il settore made in Italy, soprattutto in ambito alimentare. Oltre ad un problema di tutela del patrimonio enogastronomico italiano si va incontro anche ad una perdita economica considerevole.

Il termine di aceto balsamico viene associato a condimenti ed aceti agrodolci prodotti nel circuito limitato di Modena e Reggio Emilia; il prodotto ha una storia importante alle spalle tanto da avere le prime testimonianze presso il Palazzo Ducale di Modena nel 1747.

Esistono solamente due DOP certificati nella produzione di aceto balsamico tradizionale sul territorio e sono quello di Modena e di Reggio Emilia (Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Dop), entrambi consistono nella cottura del mosto che viene poi fatto fermentare, acetificare ed infine invecchiare in botti di legno per almeno 12 anni. La variante considerata invece “non tradizionale” viene prodotta nelle stesse zone ma viene riconosciuto come Igp solo nella variante modenese (Aceto Balsamico di Modena Igp): in questo caso l’aceto balsamico si ottiene dall’unione tra mosti di uva e aceto di vino, aggiungendo talvolta caramello per stabilizzare il colore, fino a un tenore massimo del 2%.