Maggio è sempre stato un mese ricchissimo di tradizioni legate alla bellezza della natura e all’amore, molto diffuse nei borghi dell’Appennino modenese, bolognese e reggiano.
Si regalavano alle fidanzate e alle fanciulle in età da marito piccoli doni come fiori di campo, rami fioriti, rose, nastri per capelli e dolciumi.  Di sera i giovanotti cantavano serenate sotto le finestre delle ragazze amate o desiderate e se non erano intonati facevano cantare a qualcuno dotato di una bella voce le loro rime d’amore. La ragazza che gradiva il messaggio accendeva un lume o apriva la finestra, altrimenti ascoltava senza manifestare la sua presenza. Sull’Appennino tosco-emiliano gruppi di giovanotti andavano di casa in casa recando un ramo fiorito e cantando rime d’amore, secondo l’antichissima tradizione del Calendimaggio. Ancora oggi questa gentile usanza ha ripreso nuova vita in alcuni centri dell’Appennino, incontrando il favore degli abitanti del posto e di tanti turisti.