Durante il periodo della vendemmia, i contadini erano soliti, dopo le ore di duro lavoro nei campi, consumare un pasto pomeridiano, che poteva anche sostituire la cena, prima di tornare nelle loro case. Si consumava direttamente in vigna. In Piemonte si chiamavano “merende sinoire” (sina significa cena), erano un po’ come i nostri apericena, con cibi semplici come uova sode e pane sfregato con aglio e olio di oliva (sòma d’aj). Anche nelle nostre campagne emiliane, non mancavano le merende contadine con pane, burro e, se andava molto bene, qualche fetta di salame. Tutto si fermava con l’arrivo dell’autunno, quando terminava la vendemmia, i pastori riportavano le greggi dai monti a valle (transumanza), terminava la raccolta di frutti e spighe, si risolvevano i contratti agrari e si indicava come data il 29 Settembre, la festa di San Michele che segnava il passaggio dell’autunno, antitetico alla primavera. Da qui il detto: “San Michele di Settembre leva le merende”.



