Rubrica di CLAUDIA RINALDI. La Giornata Mondiale del Vento (Global Wind Day) si festeggia in tutto il mondo il 15 giugno, al fine di promuovere l’energia del vento come fonte pulita e inesauribile. Anche in Italia l’eolico è un settore in costante crescita, sebbene sia ancora lontano dai dati di Spagna e Germania. Troppo lungo l’iter per le autorizzazioni in Italia: secondo ANEV, (Associazione nazionale energia del vento) occorrono quattro anni e nove mesi per l’approvazione dei progetti sull’eolico e un anno e cinque mesi per quelli sul fotovoltaico, spesso peraltro oggetto di successive revoche. Grazie al vento, comunque, la quota di energia prodotta nel 2018 è stata di circa 17,3 TWh, pari al fabbisogno di 17 milioni circa di persone e sono stati risparmiati circa 21 milioni di barili di petrolio, corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate di emissioni evitate di CO2. Guardando al potenziale, tanto ancora l’Italia può fare entro il 2030 che vede l’obiettivo ambizioso di perseguire il 28% di rinnovabili sui consumi complessivi. Il vento, oltre ad essere utile, ha anche una valenza magica, come testimonia questa credenza del nostro mondo contadino di un tempo: nelle giornate ventose il refolo improvviso che sollevava mulinelli di foglie e polvere, veniva chiamato “il folletto” e si credeva fosse provocato dalle anime dei bambini morti in tenera età che scendevano sulla terra per visitare i luoghi dove erano vissuti e soprattutto per riprendere i loro giochi di un tempo.