Il mese di febbraio era considerato dai contadini “Al scartèin dla cuvêda”, lo scartino della covata, essendo quello con meno giorni di tutti. Era però quello che preoccupava più di tutti, non solo per il brutto clima, ma perché, in quel periodo, uomini e animali erano in sofferenza causa le scorte alimentari ormai scarse, sul finire dell’inverno. Per questo si diceva: “Fevrarátt curt e maledátt”, febbraio corto e maledetto. Si attendeva con ansia l’arrivo della primavera e tanti proverbi parlavano del tempo meteorologico, come ad esempio il seguente:

Par l’Inzariôla/ Candlōra

o ch’a nêva o ch’a piôva.

Se al sôl al dà ind la zē

ind l-invêren a-gh sám in mēż.

Trad.: Per L’Incerata-Candelora [2 febbraio]/ o nevica o piove./ Se il sole batte sulla siepe [se è una giornata soleggiata]/ siamo a metà dell’inverno.

Febbraio, in ogni caso, lascia intravvedere che l’inverno sta finendo e che la primavera è in arrivo.